Descrizione
Una partita di calcio in apparenza dura (minuto più, minuto meno) unÕora e mezza. Ma la passione, insieme allÕamore per questo sport straordinario, è eterna, non diminuisce nemmeno col passare degli anni e, in alcuni casi, sfiora lÕirragionevole eternità. Inspiegabilmente spesso si rafforza diventando ancora più radicata e difficile da estirpare. Non è un motivo particolare e del resto tentare di spiegarlo significherebbe togliere fascino, mistero e irrazionalità a un qualcosa che trascende la logica e la convenienza.
La bellezza del gioco del calcio la si può racchiudere tutta in uno splendido episodio raccontato dal grande scrittore uruguayano Eduardo Galeano. «Un giornalista chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosÕè la felicità?”
“Non glielo spiegherei” rispose “gli darei un pallone per farlo giocare». Il calcio, infatti, è felicità, è semplicità, è la gioia di una vita condivisa con altri, anche se gli altri sono avversari.
CÕè stato un periodo in cui il calcio era uno strumento sociale di devastante importanza.
A differenza di altri segmenti della vita come potevano essere, ad esempio, la politica o la religione, il calcio annullava distanze, azzerava difformità, eliminava diseguaglianze.
In un campo di calcio (fosse esso regolamentare, scosceso, delimitato da alberi e case e senza linee che potessero determinare regolamenti e decisioni arbitrali), tutti i giocatori sudavano alla stessa maniera, tutti rincorrevano gli stessi sogni e tutti soffrivano o gioivano allo stesso modo per un gol subito, per uno segnato o per una giocata che si pensava fosse stata fatta in quel momento per la prima volta al mondo.

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